Che a mezzanotte… Inconsueti incontri d’amore

Gianluigi Trovesi, clarinetto piccolo e contralto
Fabio Piazzalunga, organo

Lunedì 13 dicembre 18.00 & 20.30

Chiesa di San Cristo

Intero: 10€
Ridotto: 5€ (riservato agli under30 e agli over 65 – possessori biglietti Brescia Musei, Desiderio Card, Abbonamento Musei Lombardia e Piemonte

È possibile acquistare i biglietti un’ora prima del concerto direttamente nel luogo dell’esecuzione

PRELUDIO

Dietrich Buxtheude (Bad Oldesloe, 1637 – Lubecca, 1707)
Frammento da Præludium in sol maggiore BuxWV 149 – org. solo

ALBA

Gianluigi Trovesi (Nembro, 1944 -)
Alba del 12 ottobre “…somewhere” For a while

Henry Purcell (Londra, 1659 – 1695)
Musik for a while

Fabio Piazzalunga (Bergamo, 1969 – )
End for a while

AFFETTI

Gianluigi Trovesi
Ricercar vaghezza

Luca Marenzio (Coccaglio, 1533 – Roma, 1599)
Al primo vostro sguardo “…fui d’amoroso dardo”

Josquin  Desprez ( ? 1450 circa – Condé-sur-l’Escaut, 1521)
El grillo“…è buon cantore”  rielaborazione G. Trovesi, F. Piazzalunga

Claudio Monteverdi (Cremona, 1567 – Venezia, 1643)
Pur ti miro

Josquin Desprez   
Mille Regretz

Gianluigi Trovesi
De vous abandoner

Adagietto Bergomasco
“…forza con la vostra bergamasca, e lasciate perdere l’epilogo”

DUELLO

Robert Morton  (Moriton, c.a. 1430 – 1479)
L’homme armè “…doibt on doubter”

Guillaume Dufay  ( ? 1397 – Cambrai, 1474)
Kyrie I da Missa L’Homme armé

Gianluigi Trovesi
L’ometto disarmato

DANZE – LA BERGAMASCA

Samuel Scheidt (Halle, 1587 – 1654)
Variazioni su “La Bergamasca” – org. solo

Gianluigi Trovesi
Nella villa

“folletti, dispetti, salamelecchi e baruffe”

POSTLUDIO

Gianluigi Trovesi – Fabio Piazzalunga
Che a mezzanotte “…più riluce intorno”

Francisco Soto de Langa (Langa, 1534 – Roma, 1619)
Nell’apparir del sempiterno sole

Come una serie di Kinderszenen à la Schumann’ o di improvvisi, o di notturni, la ventina di istantanee musicali raccolte in Che a mezzanotte… attinge a una dimensione della creatività giunta fino a noi dalle ormai remote lontananze di una ‘musica poetica’. L’idea del poetico si è sedimentato fin dentro la nostra età contemporanea come una forma di riscatto, un porsi al lato o al di sopra dell’ordinarietà del quotidiano, e il fiabesco è un suo campo d’azione: dove la logica allenta la sua morsa e le visioni si liberano dai vincoli di ciò che chiamiamo ‘realtà’. Tutti i brani contenuti in Che a mezzanotte… inducono quella assorta meraviglia con la quale si sta ad ascoltare una fiaba.  A cominciare dalle sonorità  a  tratti sgargianti,  a  tratti spoglie,  frugali,  quasi  dimesse, dell’organo  suonato  da  Fabio  Piazzalunga,  e  dalle  melodie  ridisegnate  dai  clarinetti  di  Gianluigi Trovesi (contralto e piccolo), spesso ripescate da una tradizione senza tempo, ormai. Al fiabesco come modalità del poetico fa da corollario, nell’armamentario teorico, letterario e retorico dei romantici, l’indagine sulle virtù rigeneranti dei paesaggi naturali. C’è anche un po’ di questo in Che a  mezzanotte…  I  brani  sono  stati  registrati  nella  Chiesa  di  San  Giovanni Battista  a  Mezzoldo, un piccolo centro (duecento anime) abbarbicato sulle Alpi orobie a 880 metri di quota, lì dove si estendono complessi montuosi, boschi, prati, fumi, e chiese di ogni dimensione. In quei luoghi, una gloriosa tradizione di arte organaria vi ha disseminato strumenti di prim’ordine. La Chiesa di Mezzoldo ospita, oltre a una bella tavola di Lattanzio da Rimini (raffigurante San Pietro e i due San Giovanni), uno dei due organi ancora in uso di Luigi Parietti (1835-1890), strumento che per sua natura aspira ad allontanarsi dalle volumetrie sontuose e solenni degli organi tardo ottocenteschi, inclinando invece verso sonorità raccolte, talvolta anche ‘sporcate’ dalle articolazioni meccaniche dei tasti e della pedaliera, ma tali da istituire una particolare intimità con chi ascolta. Un suono cercato con cura, «‘genuino’, magari non perfetto, ma che avesse ancora un sapore popolare, nell’accezione più nobile del termine… che vivesse anche dei suoi naturali e splendidi rumori» (Piazzalunga).

Il fiabesco, dunque. In Che a mezzanotte… accadono eventi imprevisti e sorprendenti: ombre del passato si manifestano nell’atto di esser ricordate nel presente, il balenare improvviso di esperienze musicali già vissute si intrecciano e si riorganizzano secondo dimensioni musicali topiche (Affetti, Duello, Danze). Un’Alba e un Vespro indicano una data, il 12 ottobre. Ma quale 12 ottobre? Il 12 ottobre della scoperta dell’America (1492), quello del ritiro delle truppe americane dal Vietnam (1967), quello inesistente del calendario gregoriano del 1582, o qualcun altro degli innumerabili 12 ottobre della storia del mondo? Non è dato sapere. Un indizio ci viene dal Vespro (Vespro del 12 ottobre) e dal brano che segue e dà il titolo all’intero progetto, non a caso l’unico scritto a quattro mani, Che a mezzanotte…: è in quei moment, all’imbrunire e sul fnir del giorno, quando tuto appare sospeso, che lo scorrere cronometrico del tempo, o un tempo rigidamente scandito da un metronomo, mostrano tuta la loro meccanica assurdità; ed è nel buio della note, al magico scadere del giorno, quando tuto appare possibile, che il tempo può fermarsi e tornare su di sé; sicché all’Apparire del sempiterno sole tuto può ricominciare, ripetersi o variare, a seconda dei casi e degli estri.

Musiche conosciute, amate e tante volte riascoltate – di Buxtheude, Purcell, Marenzio, Monteverdi, Desprez, Dufay, Frescobaldi, Pasquini, Soto de Langa – riemergono dalla memoria, popolano e stimolano l’immaginazione. Compaiono, dialogano e si dileguano, per lasciar spazio ad

altre associazioni. A volte vengono semplicemente evocate, richiamate alla memoria, come accade in Musik for a while: la melodia dell’aria di Purcell (dalle musiche di scena per l’Edipo re di Sofocle) appare prima nella versione reinventata dal clarinetto di Trovesi, e poi nella sua forma più originaria. Il Pur t miro è una splendida, delicatissima trasposizione strumentale del celebre duetto che chiude La Coronazione di Poppea di Monteverdi. E un’operazione analoga vien realizzata per il madrigale di Marenzio, Al primo vostro sguardo. Il grado di elaborazione può variare, lasciando di tanto in tanto emergere quasi intatta la fisionomia della musica originaria, oppure, altre volte restituendola in forma più trasfigurata. Capita con Mille Regretz di Josquin Desprez, la cui bellezza suscitò trascrizioni e rielaborazioni già poco dopo la sua creazione, e con la conosciutissima frottola del medesimo compositore fiammingo, El grillo è buon cantore, dalla quale sono estratti frammenti, pur sempre assai riconoscibili, ma in ogni caso decontestualizzato dal loro originario solco melodico; capita ancora con la ‘follia’, che già di per sé è predisposta alla variazione, anzi, tanto più è variata, tanto più è fedele alla sua natura di basso armonico. C’è anche una componente ironica: un Ometto disarmato (composizione di Trovesi) fa capolino nella sezione dedicata ai ‘Duelli’, dove campeggia la celebre melodia L’homme armée sulla quale, nel corso del Cinquecento, si son scrite intere messe, e tra queste, la celeberrima di Dufay. E c’è infine l’orgoglio bergamasco (lo sono entrambi, bergamaschi, Trovesi e Piazzalunga): ad accompagnare la Bergamasca frescobaldiana, vengono richiamati nella track list non solo un’ammonizione del suo autore («Chi questa bergamasca sonarà, non pocho imparerà»), ma anche il suo riverbero nel Sogno di una note di mezza estate: «…gradireste veder l’epilogo, o ascoltare una danza bergamasca?… forza con la vostra bergamasca, e lasciate perdere l’epilogo»; che è prova di come quest’antica danza fosse già nota anche a Shakespeare. Il tutto è inframmezzato e incorniciato da composizioni autonome di Trovesi (Ricercar vaghezza, De Vous abandoner, L’ometto disarmato, Adagietto bergomasco, Nella villa, C’era una strega, c’era una fata, Vespro del 12 ottobre), a loro volta segnate da quelle presenze musicali di un passato che non passa.

E scorre come un flusso continuo, in cui si avvicendano moment di vitalità melodica, di statica contemplazione poetica, bassi ostinati, movimenti lenti e delicati, e fragorose esplosioni di suono. I clarinetti e l’organo  Parietti  giocano  di  continuo   con  le  metamorfosi  dei  timbri,  che  a  volte  si fondono, anche mascherandosi l’uno nell’altro, altre volte si dissociano, quasi rimbalzano, e si allontanano. La caleidoscopica sequenza di immagini che così si genera, disegna i confini di un nuovo e moderno immaginario fiabesco, in cui il poetico, proprio in senso romantico e schumanniano, assume una persuasività tuta nuova, originale, straniante.

Studia Pianoforte, Organo e Composizione Organistica, Contrappunto, Direzione d’Orchestra e di Coro in Italia e Musica da Camera al Conservatorio di Stato di Vienna con borsa di studio della CEE.

Come pianista (Italia, Austria, Francia, Germania, Olanda, Russia, Pakistan, Giappone, Vietnam, Cina) ha all’attivo concerti in qualità di accompagnatore di cantanti lirici sia in cicli operistici che liederistici, in duo a 4 mani, con archi, fiati e come solista.
Come organista si esibisce in qualità di solista e in formazione a 4 mani. Collabora con l’ensemble “La Magnifica Comunità” guidata da Enrico Casazza in qualità di continuista al cembalo e all’organo. 

Sin da giovane trova una propria dimensione nell’educare e condurre gruppi corali che lo porterà a studiare la materia ed approfondirla collaborando con ensemble sia professionistici che amatoriali.

E’ stato maestro collaboratore, preparatore e assistente del M° M. Bordignon presso i Civici Cori di Milano e dei gruppi cameristici professionisti degli stessi. Il suo repertorio corale spazia dalla musica vocale cameristica, al sacro-sinfonico per giungere a quello operistico. 

E’ stato maestro del coro della Asian Youth Orchestra con la quale ha partecipato alle tournee di concerti in sud est asiatico (Hong Kong, Singapore, Pechino, Shanghai, Taipei, Hanoi, Osaka, Ayase, Nagoya e Tokyo) con la IX Sinfonia di L. van Beethoven e con “The Planets” di G. Holts, anche in qualità di organista.

Con l’Orchestra Italiana del Cinema, in qualità di maestro del coro, ha partecipato alla realizzazione del progetto internazionale Film Live Concert al Teatro degli Arcimboldi di Milano e al Teatro Metro Goldwyn Mayer Cotai di Macao (Cina) con le produzioni di “Harry Potter e il prigioniero di Atzakaban” (musica di J. Williams) e “Titanic” (musica J. Horner).

Parallelamente all’ambito classico affianca da sempre attività di pianista nell’area Jazz e Pop sia come esecutore, arrangiatore e compositore.

Nell’area Jazz ha all’attivo partecipazioni in Festival Nazionali e Internazionali, realizzazione di suoi progetti originali, come “Orsù, all’Opera” (con il polifiatista G. Bombardieri e il percussionista S. Bertoli), “Che a mezzanotte…” (con il sassofonista G. Trovesi) e collaborazioni artistiche con musicisti del circuito internazionale.

In ambito Pop partecipa a trasmissioni Radio Televisive dei gruppi RAI-MEDIASET, è pianista dell’Orchestra del Festival della Canzone Italiana di Sanremo edizione 2009, pianista dei concerti di Radio TV Italia Live dal 2006 ad oggi con “Omnia Symphony Orchestra”, “Sanremo Festival Orchestra” e “OFI Orchestra”, Mediterranean Orchestra di Malta.

È autore di musiche per spot pubblicitari e delle musiche originali e degli arrangiamenti per quartetto d’archi della colonna sonora del film ”Figli di Annibale” di D. Ferrario, con D. Abatantuono e S. Orlando (’98), per la quale ho ricevuto la nomination al ”Ciak d”oro 1998′

Ha inciso 3 CD per flauto e pianoforte (play along) con il flautista-compositore Franco Cesarini editi da Mitropa Music – Hal Leonard-De Haske con musiche del romanticismo tedesco e capolavori originali del repertorio francese del XIX secolo

Ha registrato anche per “Amadeus” e Doublestroke Record.

E’ docente di ruolo presso il Conservatorio “G. Donizetti” di Bergamo.

www.fabiopiazzalunga.com

Clarinettista, sassofonista e compositore “Gianluigi Trovesi ha raggiunto con la sua musica il più difficile degli obiettivi, non solo per un jazzman, o un musicista in generale, ma per un artista in qualsiasi disciplina. E’ infatti riuscito a creare un mondo musicale che è immediatamente riconoscibile ed allo stesso tempo completamente originale.

Ispirandosi a una diversità di fonti del tutto personale, e attraverso un processo di maturazione in cui i più comuni passaggi della carriera di un artista sono stati affrontati in ordine inverso, Trovesi ha raggiunto la propria maturità espressiva relativamente tardi. Ma oggi il suo stile di compositore e la sua voce strumentale lo collocano al livello dei musicisti che hanno praticamente definito il concetto di un “jazz europeo” ispirato alla tradizione americana senza esserne una sua pedissequa imitazione.”

Per meriti artistici viene insignito:

“UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA” (“motu proprio” Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi nel 2001) “CHEVALIER DE L’ORDRE DES ARTS ET DES LETTRES” (République Française – Ministére de la Culture et de la Communication nel 2007) “COMMENDATORE DELL’ORDINE AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA” (Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napoletano nel 2007)

Alcune delle più importanti orchestre jazz europee lo invitano, come direttore, per eseguire concerti basati su sue composizioni: WDR Big Band di Colonia, con cui ha realizzato “Dedalo” (2001-2002); Orchestra Internazionale di Guimaraes (Portogallo, 2003); Bergen Big Band (Norvegia, 2004); Bruxelles Jazz Orchestra (Belgio, 2006).
Il Festival di Barga Jazz, specializzato nell’arrangiamento per orchestra jazz, dedica una intera edizione a lui ed alle sue musiche (2001).

Il debutto discografico (“Baghèt”, Premio Speciale della Critica Discografica Italiana) avviene nello stesso anno in cui vince il Concorso Nazionale per 1° Clarinetto e Sax Alto per l’orchestra della Rai di Milano (1978).

Ulteriori premi e riconoscimenti:

Miglior musicista del jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz (1988, 1992, 1998, 2000)

5 stelle (massimo riconoscimento) sulla rivista americana Down Beat per “From G To G” (1993)

Miglior disco dell’anno per la Associazione della Critica Discografica tedesca con “Dedalo” (2003)

Miglior disco di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz con “Dances” (1985), “From G To G” (1992), “Les Hommes Armés” (1996), “Fugace” (2003)

Miglior gruppo di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz: Ottetto (1993, 1996)

Premio “Django d’or” come miglior musicista italiano (1999, 2001)

Miglior musicista di jazz italiano Premio Radio Uno Jazz (RAI) nel 1983
Miglior disco nel referendum della rivista Musica e Dischi con “Dances” (1985), “From G To G” (1992)

Premio Iseo Jazz (2006) # 1° Premio nazionale “Classic Voice” per il disco classico e “Besten Liste” critica discografica tedesca per il disco “Vaghissimo Ritratto”
Ha composto per lo scrittore e poeta Stefano Benni (“Baldanders”, 2004) e firmato (con Gianni Coscia) la colonna sonora dei film:”Mi piace lavorare (mobbing)” di Francesca Comencini, interpretato da Nicoletta Braschi, (2003); “Liscio” di Claudio Antonini con Laura Morante (2007).

Ha tenuto concerti in Europa, Medio Oriente, Stati Uniti, Canada, America Centrale, Cina, India e Australia, incidendo numerosi dischi e collaborando con importanti musicisti italiani e stranieri.

PREMI E RICONOSCIMENTI

1978 Primo premio nel Concorso Nazionale per Sassofono e Clarinetto, e ingresso nella Big band della RAI di Milano come primo alto e primo clarinetto;
primo disco da leader, “Baghèt”, che riceve il Premio della Critica Discografica italiana
1983 Premio Radio Uno Jazz (RAI)

1985 “Dances” (Trio G. Trovesi) miglior disco di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz e miglior disco nel referendum della rivista Musica e Dischi
1988 Miglior musicista del jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz
1992 “From G To G” (Octet G. Trovesi) miglior disco e Gianluigi Trovesi miglior musicista di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz;
“From G To G” miglior disco nel referendum della rivista Musica e Dischi
1993 “From G To G” riceve 5 stelle sulla rivista americana Down Beat e Ottetto Trovesi miglior gruppo di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz
1994 Musica Jazz gli dedica l’inserto centrale e un Cd appositamente realizzato
1996 “Les Hommes Armés” (Octet G. Trovesi) miglior disco e Ottetto Trovesi miglior gruppo di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz
1998 Miglior musicista del jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz
1999 Premio “Django d’or” come miglior musicista italiano

2000 Miglior musicista del jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz;
“Around Small Fairy Tales” (con l’orchestra da camera “Enea Salmeggia” diretta da B. Tommaso) 4 stelle rivista Down Beat 2000

2001 insignito dell’onorificenza di “Ufficiale della Repubblica Italiana” dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi (“motu proprio”) per meriti artistici;

Premio “Django d’or” come miglior musicista italiano;

il Festival di Barga Jazz, specializzato nell’arrangiamento per orchestra jazz, dedica una intera edizione a G. Trovesi ed alle sue musiche

2003 “Dedalo” (WDR Big Band, composizione e direzione G. Trovesi) miglior disco dell’anno per la Associazione della Critica Discografica tedesca;

“Fugace” (Ottetto G. Trovesi) miglior disco di jazz italiano nel Referendum Top jazz della rivista Musica Jazz

2006 Premio Iseo Jazz

2007 insignito dell’onorificenza di “Chevalier De L’ordre Des Arts Et Des Lettres” (République Française – Ministére de la Culture et de la Communication) e di “Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana” dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napoletano;

“Vaghissimo Ritratto” 1° Premio nazionale “Classic Voice” per il disco classico; 

“Besten Liste” critica discografica tedesca

La musica di G. Trovesi è stata trattata in due tesi di laurea:

‘Gianluigi Trovesi : l’identità, la creatività il jazz di uno dei protagonisti della “musica attuale” italiana’ ( Dott. Luigi Sforza, Relatore Prof. Giampiero Cane, DAMS di Bologna, a.a. 1998/99)

‘Gianluigi Trovesi: Ein Musiker im Spannungsfeld Zwischen Jazz, imaginérer Folklore und Alter Musik’ ( Dott.ssa Annette Maye, Relatore Prof. Claudio Puntin, Hochschule für Musik Köln, S.S. 2004)